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Il gigantesco Mario Pischedda e il non gigantesco me

- A che ora scrivi? Per lavoro mi capita di doverlo fare sempre, ma potendo preferisco dal mattino presto fino a mezzogiorno - Un autore che ti piace, escluso tu. Ultimamente sto uscendo di testa per Walter Siti. - Dove si mangia bene? Da Arrow’s, in via Mantegna a Milano. - Una cosa che detesti? Aver paura, essere un vigliacco, rimandare le verità. Tutte le facce della (mia) viltà. - Un aforisma eterno? Te ne dico un paio cui negli ultimi anni sono rimasto affezionato. Una è di Vaneigem: “Sapere quel che vuoi, volere quel che sai. Ecco tutto il segreto dell’autonomia e l’unico principio di una educazione in cui si tratta di imparare a imparare da soli”. L’altra è di Lenin, quando nel 1923 le cose gli vanno così così e parla del meglio meno, ma meglio: “è stato soltanto un dimenio inutile, che in cinque anni non ha dimostrato altro che di servire a nulla e di essere persino dannoso. Il dimenio ci dava l’impressione che si stesse lavorando, ma in realtà si ingorgavano i nostri uffici e i nostri cervelli (…) Bisogna imporsi la regola: meglio pochi, ma buoni”. Ma anche lì non lo so: spesso sarei per il “meglio tantissimi e pessimi”. Il “dimenio inutile” mi piace tantissimo. - Un luogo di Milano amabile? La Collina dei Ciliegi, una collinetta artificiale salita su dal nulla vicino a casa mia, che bella che è la Collina dei Ciliegi. - Una musica preferita? Ultimamente sono tornato sui Pixies, tutto Surfer Rosa. - Un incipit straordinario, includiti. Come incipit degni ora non mi viene in mente nulla: non so se possa valere lo stesso Il Trionfo della Morte, il prologo di Underworld di De Lillo. - L’uomo che ci ha fottuto, quando e come lo hai concepito? Al telefono con Giuseppe Genna una sera di gennaio 2011: sudavo molto. - L’ultimo sogno, se sogni? Sogno molto, per fortuna. Uno degli ultimi: il bar del mio palazzo è gestito da due persone, una è una specie di orco, ma un orco buono. Nel sogno lo è ancora di più, ma siamo amici, fraternamente amici. Gli chiedo delle sigarette e dice “Prendile, sono lì dietro” e mi manda a prenderle dietro il bancone. Resto incastrato dietro il bancone che si muove contro il muro, è una prigione non spiacevole, ma riesco a spostarlo a fatica. Salto fuori, appare un amico che dirige un magazine, e mi fa “Potresti per favore continuare a stare con noi?”. Non sto con loro. Fuori dal bar c’è un teatro vuoto. C’è davvero, anche non nel sogno. - Quanto conta il denaro? Troppo. - Quanto l’amicizia? Troppo, ma non quanto il denaro. - Un luogo comune? La curiosità è l’anticamera della scienza. L’avevo letto su un vecchio Topolino: quindi è vero. - Cosa non vuoi sentirti dire? "Qui non si può parcheggiare la bicicletta". - Un’opera d’arte che ti piace? Raddoppiamo: un poster di Warhol per Querelle de Brest che ho in corridoio. Mica un Warhol autentico eh, ma alla fine che differenza fa? L’altra sono i citofoni della casa dove sono cresciuto che ho fatto incorniciare e mettere sotto vetro: intendo proprio tutta la placca con tutti i nomi e cognomi di una palazzina di sei piani, la buttavano via quando stavo per traslocare. - Un disco? Atom Heart Mother dei Pink Floyd. - Un saggio da leggere? Saggio inteso come Umano: Pischedda. Sennò andiamo sul classico, Miti d’Oggi di Barthes. -Il tuffo in terra sarda. Sempre troppo breve, devo allenarmi e restare più tempo in apnea. - La rapidità. Non sono più tanto sicuro che sia una cosa buona. - L’ultima ma non l’ultimissima domanda fattela da solo. Come faccio a scollegare tutto quanto?

    1. 3 notesTimestamp: Wednesday 2012/05/30 18:03:00
    1. marielademarchi reblogged this from gbrlferraresi and added:
      Come faccio a scollegare tutto quanto?
    2. gbrlferraresi posted this